#unViaggioUnLibro: le dimensioni della solitudine

Si vedono campi arati con forme e colori diversi fino all’orizzonte. Una vecchia panda rossa taglia in due il finestrino davanti a me attraversando una stradina sterrata, segnando il suo passaggio con una gonfia scia polverosa. 

Viaggiare in treno, seduto nel senso inverso di marcia, non mi disturba, anzi mi dà la sensazione di poter guardare più a lungo il panorama, non sfugge via.

“Il segreto non è piacere agli altri, ma vivere come piace a te. Cerchi di non avere troppo a che fare con le altre persone. Sei uno che mantiene distanze a volte impercettibili”

Dopo poche pagine mi è chiaro che il libro che ho tra le mani è perfetto per questo viaggio.

Sono arrivato in stazione con l’esigenza di un libro piccolo da entrare in tasca, leggero per non dovermene pentire in seguito e possibilmente intenso nel caso avessi bisogno di sostegno emotivo. Così, prima di prendere il treno, entro in libreria in direzione dello scaffale della letteratura di viaggio, senza perdere troppo tempo. Trovo un libricino sostanzialmente bianco, in copertina c’è un signore dall’atteggiamento distinto con un cappello che lo rende elegante, anche se è di spalle, che cammina su di una lingua di spiaggia in direzione del mare in una mattina d’inverno. “Il suono della solitudine – Piccole storie da raccontare a te stesso”. È mio!

Attraversare mezza Italia a tutta velocità stride col pensiero che ripercorrerò parte di questo viaggio in senso inverso, attraversando l’Appennino in un cammino a passo d’uomo.

“Il mondo cambia continuamente. Lo riesci a capire se non fai finta di non vedere. […]. La solitudine, a volte, serve anche a salvarsi la vita. A non credere a quello che tutti ti dicono, a non trovare conforto nell’opinione condivisa e molto spesso sbagliata.”

Se e vero che “La solitudine, a volte, serve anche a salvarsi la vita” io, allora, sto andando a salvarmi la vita. Non so bene perché ho deciso di percorrere la Via degli Dei, forse la solita sfida con sé stessi. 

Dopo il primo giorno in cammino, mi è subito chiaro che la sfida non è arrivare alla meta o fare tanti chilometri, la sfida vera è riuscire ad ascoltare gli uccelli, il fruscio degli alberi, ad accorgersi che il colore dei fiori cambia nell’andare. La sfida è riuscire a non pensare, a camminare lasciandosi i pensieri alle spalle, per cercare la serenità.

“A piedi puoi andare ovunque. E puoi farlo sempre. Non ci sono altri mezzi per fare altrettanto.”

“Credi nel potere del cibo, nella meraviglia di assaporarlo. Proprio come si fa con i libri. O con le strade da percorrere non per andare, ma per guardarsi in giro. Accidenti, è così breve la vita che sprecarla sarebbe una vera follia.”

Sono fermamente convinto che ci siano istanti magici in cui un gesto incondizionato segna dei piccoli momenti di vita. Imboccare una strada piuttosto che un’altra; origliare un passante al telefono; infilare la mano nella tasca di un cappotto dimenticato. Instanti in cui ci si può legare ad uno sguardo, ad un vicolo mai percorso, ad una moneta trovata in strada. Alchimie che restano impresse nei ricordi creando legami indissolubili. Persone e luoghi che si intrecciano e cambiano, in un istante, convinzioni consolidate nel tempo.

Così, una serata in cui il tempo è scandito dal numero di bottiglie di birra vuote affiancate su di un tavolino, segna un prima ed un dopo di una parte della mia vita, alleggerendo la zavorra accumulata nel tempo. E quando, con un gesto incondizionato, apro il piccolo libro che mi porto dietro e senza riuscire a mettere bene a fuoco leggo:

“Ma soprattutto impari che si può vivere in solitudine ma non da soli.” “Di tutto quello che stai raccontando resta anche a te una domanda: tu chi sei?”

la magia si compie, legando questo libro a questo viaggio per sempre.

All’alba arrivo alla radura del Capannone. Mi fermo, tolgo lo zaino dalle spalle e siedo a terra per godermi la luce perfetta per questo posto. Bevo un sorso d’acqua e riapro il libro. 

“Il viaggio è fatto in primo luogo di sé stesso. È uno spazio longilineo, dentro il quale, come in una fessura del pianeta, cadono immagini, profili, parole, suoni, monumenti e fili d’erba. Si possono fare diecimila miglia senza per questo aver viaggiato; si può fare una passeggiata, e la passeggiata può diventare quella fessura, essere viaggio.”

Il sole si alza, le ombre si accorciano. Qui la solitudine sembra necessaria, auspicabile, un dono. La strada da percorrere è ancora tanta: i profumi, i rumori, la fatica. La gratitudine per quel brivido particolare che si genera nel camminare tra i boschi, seguendo un sentiero che molti passaggi hanno segnato, ma che ora è solo mio. 

“Non ci può essere solitudine senza cammino. Né nel senso della viandanza né nel senso del gesto. Si può stare con sé stessi in molti modi, ovviamente. Così come ci si può spostare con infiniti mezzi, ma la vita, è innegabile, va a passo d’uomo. Solo così ci si accorge del mondo, di quello intorno e di quello dentro”.

Alla fine del cammino non credo abbia vinto la solitudine, ma la consapevolezza che la solitudine è un bene prezioso, non bisogna abusarne, va conservata per i momenti giusti.

Mi piacciono i libri di carta, le magliette con i disegni, le matite ed il vino, quello buono. Scrivo, viaggio, cammino.

Rispondi