Roma, Caravaggio ed il viaggiatore distratto

È un martedì pomeriggio di fine ottobre e tra poco chiuderanno bar e ristoranti. In giro non c’è quasi nessuno: un’atmosfera innaturale per una città come Roma.

La fontanella di Campo de’ fiori sembra smarrita per la quiete che prevale nella piazza e nei vicoli vicini. A poco a poco la luce dei lampioni vince sulle macchie che il tramonto lascia sui palazzi ed i sampietrini intorno, ed io cammino senza una meta precisa, respirando un’aria resa pesante dalla mascherina e dal silenzio mai così acuto in questa città.

Quando il sole torna alto, sono di nuovo in marcia. Attraverso il Tevere con lo sguardo rivolto a Castel Sant’Angelo: “Roma ha una luce perfetta in questo periodo dell’anno” sento dire alle mie spalle. C’è chi corre e chi va in bici e vederli dona un po’ di normalità ad un momento in cui nulla sembra normale.

Attraverso i vicoli che mi separano dalla chiesa di San Luigi dei Francesi con una certa calma, guardandomi intorno, turbato da un’assenza. Manca qualcosa tra questi edifici, nelle botteghe, ai tavolini dei bar: i turisti, praticamente non ci sono turisti. Ogni serranda sbarrata, ogni lucchetto chiuso, rende più pesante ogni passo, più buio intorno, nonostante il bagliore dei raggi del sole sui marmi dei palazzi. Luce ed ombra.

Anche la facciata delle chiesa di San Luigi è tagliata in due, luce ed ombra. Entro subito dopo uno dei pochi viaggiatori in giro. L’abbigliamento è eloquente: scarpe da trekking, pantalone corto, zaino e macchina fotografica. Il viaggiatore si ferma subito a scattare foto, mentre io mi dirigo verso la Cappella Contarelli.

La Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’angelo: Caravaggio.

I personaggi esprimono l’agitazione e la drammaticità del momento che stanno vivendo, in modo intenso, grazie ad un uso di luce ed ombra che ha reso il pittore unico.

Ancora “luce ed ombra”. 

La mia solita inquietudine comincia a concepire un’analogia tra questi dipinti e la situazione che stiamo vivendo: un’allucinazione. Riesco a provare sollievo confidando nella speranza che Caravaggio, con uno squarcio di luce, possa ridarci fiducia nel futuro. Che l’eternità dell’arte possa mantenere vivo l’ottimismo necessario a vincere il buio che sta velando le nostre vite.

Quando il tempo dell’illuminazione a monetine della cappella è finito, mi allontano, lasciando spazio al viaggiatore che si sta avvicinando. Non sembra cogliere, però, le stesse sfumature e mi passa davanti distratto. Forse è stato qui un altro giorno ed avrà dedicato a Caravaggio un’intera visita, penso. Ma se fosse solo smarrito, ingannato dal buio della cappella?  Vorrei fermarlo, trattenerlo, ma scappa via. Lo seguo, tornando a farmi inondare dalla luce di Roma: già, la luce.

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