Seguire l’istinto verso Punta Aderci

A volte è una questione di istinto: decidere di svoltare a destra piuttosto che andare dritto. Non sai cosa c’è dietro gli alberi, non ti aspetti nulla.

Mi incammino nella direzione opposta a quella di chi ha deciso di porre fine alla giornata. Dietro una staccionata c’è un trattore colmo di meloni: una collina gialla che nasconde due signori che fumano e chiacchierano, in attesa che qualcuno contribuisca a rendere meno pesante il loro carico. Quando rivolgo lo sguardo al paesaggio che mi si presenta davanti, vengo travolto da un’estasi istantanea, un lampo di solitudine talmente denso da rendere il silenzio intorno assoluto. Niente più rumore di passi né chiacchiericcio. Inspiegabilmente mi sento distaccato dal tempo e dallo spazio. Dura un istante, eterno.

Il cielo è per metà nuvoloso, ma il sole non ne vuole sapere di nascondersi e straccia le nuvole scagliando i suoi ultimi raggi sui vigneti della Riserva Naturale di Punta Aderci.

Un campo da poco sottoposto a mietitura, rilascia un profumo di grano fresco che si mescola all’essenza del mare che si intravede in fondo alla strada brecciata che sto percorrendo.

La discesa verso il mare agitato, come spesso succede nel pomeriggio, non è invitante. L’onda spinge verso terra e poi si ritira portando con se i pensieri, tutti, senza fare distinzione. Poi l’onda torna e ti restituisce qualcosa che hai dimenticato, una riflessione, una tenerezza, un turbamento.

Ci sono posti che, quando li attraverso, sento l’ispirazione nascermi dentro. Vorrei assaggiarne la terra, annusare le pietre; sento il desiderio di raccontarli attraverso le emozioni che mi si sono accese dentro.

Intanto Matty ha lasciato la sua firma di pietra in equilibrio; il promontorio che si apre sul mare ci congiunge con il mondo intero.

Restano le linee che il trabocco disegna nel blu, custode immobile di un luogo prezioso.

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