Cenerentola, cenerentola, cenerentola…

45giriCi sono giorni nei quali, senza nessuna volontà, ti ritrovi a viaggiare nel passato. Un susseguirsi di situazioni che ti portano indietro nel tempo, ma tanto indietro: questo è uno di quelli.
Attraverso il quartiere dove sono cresciuto, con indifferenza. Non vivo qui da anni e quasi non sento di appartenere più a questo luogo: una sensazione che mi infastidisce ogni volta. Passo sotto una finestra a piano terra sempre illuminata. Dietro la tendina c’è ancora lei, ora i capelli sono bianchi con lo sguardo triste appoggiato ad un sorriso sempre tenero. Torno a trent’anni fa, quando passavamo di lì sapendo di ricevere biscotti e caramelle e quel sorriso tenero accompagnato da una carezza. La stradina o quel che ne resta, è sempre lì, ed io finisco ancora più lontano nel tempo, quando mi sbucciavo le ginocchia ogni due giorni e ne mostravo le cicatrici con orgoglio. Poi il pranzo in famiglia, sempre piacevole, ma è un giorno decisamente particolare. La curiosità fa aprire a mio figlio Mattia un cassetto, dove il mio stereo è custodito così come l’ho lasciato anni fa. Ci sono i 33 giri della mia adolescenza e qualche 45 giri ancora più vecchio. Tra questi ci sono delle favole; ne prendo una e rifaccio un gesto ormai desueto. Alzo il braccetto del giradischi ed appoggio la puntina alla prima traccia della favola di Cenerentola. La voce è un po’ strana, ma il fruscio del vinile la rende piacevole e familiare. Guardo mio figlio sul divano estasiato, come sempre quando ascolta favole e storielle. Quando la matrigna chiama Cenerentola, un singhiozzo le fa ripetere lo stesso nome all’infinito così come faceva quaranta anni fa, sempre sullo stesso punto. Ridiamo, io riparto nel tempo ma la destinazione è troppo lontana, in bianco e nero, sbiadita. Il viaggio dura poco: il presente è più divertente.

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